giovedì , 18 luglio 2019
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Consiglieri, dite no all’utero in affitto!

Il Forum delle Associazioni familiari dell’Emilia-Romagna appoggia con convinzione il documento ‘CONSIGLIERI, DITE NO ALL’UTERO IN AFFITTO!’ rivolto alla Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna, apprezzando peraltro la trasversalità delle diverse associazioni che hanno sottoscritto il comunicato, su un tema così sensibile.

Allo stesso tempo, il Forum ribadisce l’inopportunità di una legge (quella sull’omotransofobia) che tratta un unico tipo di diversità, rilanciando al contempo la proposta di un’unica legge che tratti tutte le discriminazioni, nessuna esclusa, in particolare quelle che hanno un forte impatto sulla nostra società, come quelle nei confronti delle mamme lavoratrici costrette a lasciare il lavoro alla nascita di un figlio, o dei bambini che, come evidenziato in alcuni recenti fatti di cronaca, vengono trattati come oggetti e non come persone da proteggere.


Di seguito l’appello rivolto dalla Comunità Papa Giovani XXIII insieme ad altre associazioni del territorio ai consiglieri regionali, alla vigilia della discussione sulla proposta di legge sulla cosiddetta “omotransnegatività” presso l’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna:

«Ci auguriamo che in questa occasione l’Assemblea regionale esprima un no chiaro, unanime e convinto all’utero in affitto, o maternità surrogata.

È indispensabile chiarire all’interno del testo di legge che in nome di una presunta lotta alle discriminazioni ed in considerazione del riconoscimento del “diritto all’autodeterminazione” e della possibilità di “accesso ai servizi regionali”, non vengano surrettiziamente assecondate forme di sfruttamento delle donne e dei bambini.

La strada della maternità surrogata, pur essendo vietata in Italia dal diverse leggi (leggi 40/2004, 184/83), ed oggetto di condanne a livello nazionale (Corte costituzionale – sentenza 272/2017) ed europeo (Parlamento europeo – Risoluzione 17/12/2015), viene percorsa ogni anno da alcune coppie emiliano-romagnole sia eterosessuali, sia omosessuali, le quali si recano in paesi in cui essa è consentita o tollerata.

Questa pratica rappresenta una grave ingiustizia per il bambino, che viene tolto alla mamma che l’ha portato in grembo per nove mesi, pure in assenza di una situazione pregiudizievole che giustifichi l’allontanamento del minore. E’ inoltre una pratica che comporta danni alla salute fisica e psichica della donna usata come incubatrice, una odiosa forma di sfruttamento verso la donna, spesso spinta ad intraprendere questa strada da un bisogno economico, e che viene privata di diritti sul suo corpo e su quello del figlio per i nove mesi della gestazione e dopo il parto.

Pertanto come associazioni caratterizzate da diverse sensibilità e provenienze culturali, che a vario titolo si occupano di diritti delle donne e dei bambini, chiediamo che vengano approvati emendamenti (ad es. Boschini/Paruolo) che prevedano una esplicita condanna della pratica dell’utero in affitto’.»